Ritiro Meditativo a Bordo, Italia

di Alessandro De Vecchi

Cosa significa fare un ritiro spirituale? L’abbiamo chiesto al nostro collaboratore Alessandro, di ritorno da un ritiro a Bordo in occasione del mese del Vesak

Lavorare con le proprie afflizioni mentali: accettare, comprendere e trasformare ogni aspetto più oscuro del proprio presunto “io” (o per meglio dire, dell’illusione e dell’idea che abbiamo di noi stessi).

Ecco cosa significa fare un ritiro spirituale. Molte persone mi hanno chiesto: «Perché di tanto in tanto fai ritiri? Che senso ha ritirarsi per un po’, chiudere momentaneamente le finestre spalancate sulla mondanità, attutire i chiacchiericci superflui, il caos e la sovraesposizione agli stimoli esteriori?» 

Rispondo sempre a questo genere di domande, che questa non è la domanda corretta, semmai bisognerebbe chiedersi: «Che senso ha auto infliggersi quotidianamente una dose di veleni mentali che prima o poi ci renderanno ciechi, sordi e inconsapevoli della nostra vera natura ultima?» 

Fare un ritiro non è allontanarsi dal mondo, rifiutare qualcosa in cambio d’altro, ma è semmai (come disse un qualcuno di famoso) “essere nel mondo senza essere del mondo”.

Ecco la chiave, saper emanciparsi dagli attaccamenti corrosivi. Godere del qui ed ora, di quel che si ha, senza rifiutare nessun aspetto del quotidiano, senza cadere dell’abitudine reiterata di etichettare ogni cosa in maniera duale, poiché tutto, anche quando non lo capiamo a livello logico-razionale, è un ottimo carburante per proseguire verso l’auto liberazione.

Lavorare con tutto significa proprio fare di ogni occasione (piacevole o spiacevole che ci appaia) un’insegnante. Fare in modo che diventi il fango senza il quale il loto non può sbocciare.

Un grande maestro tibetano del passato: «L’immagine sporca del tuo viso allo specchio ti è utile. Ciò che devi ripulire è il tuo essere, non la superficie dello specchio.» 

Con queste idee sono partito per Bordo di Viganella: villaggio dedito alle attività di Dharma e comunità montana situata in Val Antrona (Vb), a pochi chilometri da Domodossola, ma distante anni luce dal frastuono mentale dei centri commerciali e delle insegne lampeggianti che ci illudono di poter comperare la felicità in offerta scontata.

Bordo, situato a 720 m, è un villaggio raggiungibile solo a piedi. Inerpicandosi lungo un sentiero che intraprendi dopo aver lasciato la tua auto a fondo valle, e con essa aver lasciato cadere tutti i concetti e i preconcetti su come la tua vita sia “giusta o sbagliata” “vincente o fallimentare”.

Lo zaino, pur ridotto all’essenziale per i pochi giorni di permanenza, pesa sulle tue spalle, mentre passo dopo passo cerchi di raggiungere la destinazione e registrare il tuo nome ai monaci che ti attendono.

Ma quel peso ti ricorda di tutto ciò che ti può spogliare, di quante cose superflue appesantiscono ogni giorno la nostra consapevolezza.

Così, sono giunto in quel luogo: con le spalle fortificate e la mente pronta ad assumere l’aspetto di un bicchiere trasparente. Le impurità c’erano e ci sono ancora, semplicemente le ho lasciare sedimentare sul fondo, senza rimestarle. Deliberatamente prendendone atto senza intervenire con operazioni inconsapevoli che avrebbero causato ancora maggior confusione. 

“Lascia cadere ogni cosa come una foglia che doveva cadere proprio in quel punto.  Semplicemente siedi ed osserva. Stop. Fine dei giudizi. Inizio della pace”.

Ecco cos’è stato il mio ritiro in occasione del Vesak (commemorazione della nascita, illuminazione e parinirvana del Buddha). Tutto qui? Si potrebbe pensare.

Il problema è proprio questo: pensiamo troppo! Crediamo che le risposte giungano torturandoci, ma al termine di lunghi silenzi accanto ad amici e maestri qualificati, ho trovato più risposte che domande, alle quali neppure mi ero sottoposto.

C’è stato spazio per tutto: per la condivisione del cibo, per le risate, l’allegria, il sonno, la veglia, il silenzio e la parola al momento giusto. 

Mi è stato chiesto, prima di partire, di descrivere e raccontare questo ritiro a parole, non so farlo più di così: le parole sono contenitori limitati, anche troppo, per cui vi lascio alle immagini e alla saggezza di un Lama vissuto nel secolo scorso, forse egli incarnerà lo spirito che vorrei poter saper descrivere. 

https://bordo.org/it/

 La meditazione naturale

di Lama Guendune Rinpoche

Lascia questa mente, la tua, distesa, senza artifizio.
In questo stato, guarda il moto dei pensieri,
fissa questo movimento senza forzare.
In questo stato si rivela la calma.

Nessun attaccamento alla calma,
nessuna paura del movimento.
Nessuna differenza tra la calma e l’attività:
riconosci questi due stati come fenomeni mentali che
sorgono dalla mente.
In questo stato riposa……

Senza aggrapparti, senza attaccamento, nell’essenza naturale.
In questo stato, sorgerà l’essenza della tua stessa mente,
saggezza, radiosa vacuità, e non avrai parole…….
in questo stato, spunterà una stabilità naturale.Non dare alla stabilità un valore speciale,
ma sii spontaneo, naturale e libero.
Non attaccarti alle creazioni della mente e non respingerle
ma, per favore, dimora.

L’autore:

Alessandro De Vecchi è un autore italiano attivo nella narrativa dell’universo del Buddhadharma. Attraverso la sua penna, Alessandro racconta storie di personaggi dotati di una profondità umana e circolare, e trasporta il lettore in una dimensione reale, che in ognuna delle sue righe porta con sé le infinite sfaccettature della vita. Ed è proprio attraverso la condivisione di queste storie, in parte ascoltate e in parte vissute da lui stesso lungo il suo percorso personale, che cattura non solo la nostra attenzione, ma il nostro cuore e la nostra mente.

http://www.alessandrodevecchi.blogspot.com/

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